27 marzo 2008

Quando l’ho conosciuto eravamo in un prato

Quando l’ho conosciuto eravamo in un prato, ad un matrimonio.
Di altri, non il nostro.
Anzi lui, mai sposato, con il bicchiere in mano e il viso carico di sofferenze d’amore parlava vagamente degli sposi che ballavano già ubriachi, e
molto più intensamente invece, dei suoi figli.
Mi guardava negli occhi come gli uomini di oggi non fanno
più.
Gli occhi cerchiati, il sorriso bellissimo, tirato. Ho capito dalle sue labbra che sarebbero stati bellissimi baci. Allora l’ho lasciato parlare.
Del resto erano anni che conoscevo e frequentavo ragazzi della mia età, con i quali intraprendevo storie poco probabili, che si arenavano non appena si parlava di cosa provi esattamente per me, che desideri hai per il futuro,
come ti vedi da grande.
Ora ero li’. Quest’uomo, di dieci anni più di me, lasciava alludere con cinismo al suo amore andato male. Ma rimaneva accanto a me.
Rabbia sotterranea vibrava come l’amore dagli angoli degli occhi stretti.
L’ho voluto, quell’uomo.

Dopo cinque anni sono sul divano di casa sua.
I suoi figli difficili, come lo sono tutti, i figli di chi ci ha preceduto, giocano alla Play e si fanno i dispetti.
Sono identici a lui, della loro madre si portano in giro per la vita i capelli, tanti, scomposti, ribelli. Chissà se anche lei e’ disordinata come loro. E ride cosi’, con gli occhi che si chiudono.
Mi tengono d’occhio duramente, se accarezzo la schiena di loro padre, mentre lui cucina per tutti.
Giulio sembra essere sempre stato in una casa abitata da bambini. Le sue orecchie non sono disturbate dai gridolini e dagli spari della tv.
Io invece sono a disagio, ma cerco di non farlo vedere. Cosi forse Giulio si convincerà, che sono la donna giusta.
Bip biiip, un sms all’ora di cena_ chi vuoi che sia, sarà Anna_
dice lui. I bambini, mentre si friggono le patate, si contendono a strattoni il telefono e miagolano a turno delle confidenze sussurrate.
Si, e’ Anna. La mamma. Anna.
Il volto di Giulio, tra i fumi dei fuochi si volta d’istinto, come a doverle dire una cosa immediata, tra i fumi e gli schizzi dell’olio, cosa cosa avrà mai da dire a quella là, che dopo un paio di figli, l’ha lasciato. Ancora non la odia abbastanza? i bambini gli passano la cornetta che lui incastra tra la spalle e la testa, mentre girà con una forchetta la carne in padella.
Ora ride. Ride? Quella stronza che dopo un mese stava con un altro e che l’ha visto trascinarsi da una donna all’altra in cerca di una sua copia, mentre io sono di fianco a lui che asciugo l’insalata, e i suoi figli stanno urlando_ ma quanto urlano _ che inizia C.S.I. in tv ... lo fa ridere.
Adesso non più, lui si fa serio, sembra triste, il viso preoccupato, dice piano qualcosa. Cosa fa, la consola? Non mi dire che lei e’ dall’altra parte del filo che piange per l’ennesimo amore andato male? che coraggio, mentre io apparecchio per i suoi figli, che coraggio a cercare aiuto da chi ha rifiutato, senza appello.


Dopo 6 anni, sono pronta.
L’abito e’ un po’ largo, da tradizione sono dimagrita nelle ultime settimane.
Giulio sta per arrivare, e suoi figli sono finalmente tirati a lucido. Sembrano molto tesi, perche’ mi chiedo, non sono felici come me? Al maschio hanno fatto anche un’improbabile riga in mezzo, come una linea col gesso tra due cespi di capelli. Mi ricorda Jim Morrison, ma ancora non lo sa. La femmina invece l’ho vestita io, ho cercato di coprire la troppa ciccia con un abito largo e in testa con una bella coda tirata per bene proprio come piace a me, non come l’avrebbe voluta sua madre, margherite in mano e i lunghi capelli sciolti da figlia dei fiori.
Finalmente ci sono, Finalmente mi sceglie. Finalmente.
Ho trascorso 6 anni sopportare viaggi e lacrime di nostalgia di qui ragazzi, zaini di scuola e musi lunghi di loro padre.
Ora ci sono.
Entra.
Il suo sorriso e’ sempre bellissimo, cerco i suoi occhi per trovare la sua complicità. Sfuggono.
Li cerco ancora, ok, li ho trovati. Ma che fatica, quest’uomo. Ma che fatica, tutti gli uomini.
Dovrei essere io quella più emozionata, invece lui mi chiede aiuto con lo sguardo. Vorrei essere io quella da sostenere in questa emozione, ma lui ha un viso tirato e i suoi bambini ora sembrano terrorizzati, inghiottono e piantano gli occhi sulla nostra schiena.
Il giorno più bello della mia vita sta scorrendo tra le mie
dita. Voglio godermi ogni fiore, ogni suono, ogni lacrima
dei miei parenti. Il prete parla, non credo qualcuno lo
ascolti davvero.
Io penso solo al si, penso solo che ce l’ho fatta, Giulio
e’ mio. Tutto mio.
Lo vuoi? Si… Lo vuoi? Si.
E’ fatta. Mi bacia, morbido come in tutti questi lunghi sei
anni.

Ora usciamo. Scendiamo le scale di questa chiesa di
Firenze.
Tutti esultano. Giulio ride stretto ai suoi bambini, e
tutti lanciano il riso a me. Qualcosa mi stona, ma chiudo
gli occhi e mi bevo gli urrah. E poi cerco di nuovo le sue
morbide labbra. Per sempre mie. Per sempre.

Le risate, le campane, le grida, le lacrime, che festa
questa festa, che meraviglia sposarsi in settembre, che
meraviglia sposarsi, amarsi, ridere, e avere tutta la vita
davanti, che meraviglia, le sue mani mi tengono la vita e
posiamo nel casino per le foto. Tutto come programma, tutto
come sognato.

Giulio sorride, da ore sorride, io ricambio, da sei anni
ricambio.
La musica comincia, i bicchieri si alzano, e si comincia a
bere, e schiamazzi e promesse, e amici single che si
aggirano, bicchiere in mano e in tasca l’altra. Goliardiche
battute sussurrate all’orecchio e sguaiate risate non
trattenute.
La gioia di tutti serpeggia , la mia galleggia.
Bip bip, un messaggio. L’abito da sposa non ha tasche, non
e’ mica il mio. La musica, le chiacchere, ma quel bip bip si
e’ sentito. Qualche zia lo guarda, e distoglie lo sguardo,
mentre Giulio chiede permesso, mi lascia la mano e fa due
passi in là.
Legge e sorride. Un sorriso tutto suo, lo vedo di profilo,
un po da lontano. Il cellulare in mano, la testa china, e un
sorriso. Fermo.

Dopo 6 minuti, chiude tutto, lo rinfila in tasca. Alza la
testa. Torna da me.
Cammina lento, lascia una specie di scia di emozione.
E’ tanto vicino ora che sento il suo odore e le sue morbide
labbra ritornano su di me. Sulla guancia adesso.
Ma, saranno i nuvoloni, il tempo pazzo di settembre, che
credo inizi a piovere, le mie guance si sono bagnate, con
quel bacio.
Abbraccio Giulio, lo avvolgo col mio velo. Guai se zie
vedono, le madri, i figli. A nessuno e’ dato di vedere, quel
che vedo io.
Lacrime dai suoi occhi. Ma in quel momento, lo so, non e’ la
gioia.

2 commenti:

  1. sei la donna più in codice che abbia mai conosciuto...
    è sempre un piacere scoprirti
    geo

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  2. Come non rimanere colpiti dalla vera solitudine, quella di Anna che, povera donna, attende sola a casa? Bellissimo romanzo. Alessia

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