19 marzo 2008

Hugh Laurie


Hugh è venuto a prendermi con comodo, fai tu, dopo le nove e mezza, gli avevo detto. In ritardo sulla sua ora ipotizzata e non comunicata, non è sceso neanche dalla macchina ma mi ha fatto uno squillo per farmi scendere. Raggiungiamo un locale qualsiasi dove si beve al bancone visto che ormai era tardi e aveva già cenato e mi sfamo a olive e noccioline. Di conseguenza bevo due o tre daiquiri, mentre mi avvisa che il sale degli aperitivi fa male, meglio allungarlo con l'alcool. Mi guarda negli occhi da molto vicino, credo per sedurmi, si, si, ci siamo, ma dallo sguardo perplesso temo sia per scovare un giallore sospetto. Mi allontano e lui, evidentemente affranto dal mio distacco, considera con attenzione il culo di tutte le cameriere che passano. Infine, assolutamente indifferente al racconto della mia giornata, per saggiare la situazione infila lo sguardo nella mia scollatura, non fingendo nemmeno di essere gentile, considerato un'inutile perdita di tempo. Io ho anche indossato i tacchi alti e questo a Hugh è già sufficiente per diagnosticare un ci sta. Allora si mette comodo e aspetta, senz'altro qualche chiacchera spigolosa, tranquillo e leggermente annoiato, che decida io se baciarlo a fine serata o no. Il che naturalmente lo fa decidere se riaccompagnarmi a casa oppure lasciarmi là.

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