25 marzo 2008

Indiana Johns e il teschio di cristallo


Le recensioni lo promuovono, i botteghini americani sbancano (il che non è sicuramente indice di qualità, ma fa scena), insomma tutto faceva presupporre che questo anzianotto Harrison Ford ci facesse vedere un film leggero divertente e avventuroso, almeno come i precedenti. Io ero di fianco al mio accompagnatore che mi teneva la mano, ed ero pronta a sorbirmi casse piene di ragnatele, pozzi di serpenti e corse improbabili su improbabili cigli di burroni di macchine scassate e polverose.
Dopo un'ora di teschi di finto cristallo che si vede da lontano che è plastica, di antichi maya che saltano fuori dalle pareti, di battutine tra padre e figlio (stile fonzie dei poveri), il tutto in una poco credibile ricostruzione di america anni '50, il primo sbadiglio. L'ho camuffato, ma c'è stato. Il mio compagno m'ha seguito a ruota. Doppio sbadiglio incrociato. Io, sollevata dal vedere che non sono l'unica che si annoia, scivolo un pò giù nella poltrona e mi faccio accarezzare la gamba. Altra mezzora passa, allietata solo dalla bellezza e ironia di Cate Blanchett, no altro non c'è.
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