10 marzo 2008

Valeria e la canadese

Era una piccola tenda canadese, ma non eravamo adolescenti. L’idea di andarcene qualche giorno in un campeggio in collina ci era venuta all’improvviso, mentre cercavamo una via di fuga dalle rispettive vite amorose disastrose. Valeria era una ragazza sana, rigogliosa come un campo a maggio, con il sorriso aperto e le gambe lunghe. Rideva spesso, aveva la lingua tagliente e ogni tanto mi diceva che non ci capivamo. Schioccava le dita e diceva, non ci siamo eh. Non ho mai capito se mi prendeva in giro o rideva insieme a me, della nostra diversità. Rispetto a lei avevo più esperienza, soprattutto di vita seria, ogni tanto i miei 6 anni di più si sentivano tutti. Altre volte invece, quando mi agitavo per un colloquio di lavoro o un appuntamento al buio, la donna esperta sembrava lei. Mi tranquillizzava incoraggiandomi. Così alta riusciva ad abbracciarmi come un uomo.
Quella sera, finita di montare la tenda come due donne possono montare un tenda vestite già con l’abito della sera e i tacchi alti, avevamo chiesto un passaggio ad un signore del campeggio che scendeva giù al mare. In un camper. Come saremmo tornate su, di notte, non riuscivo ad immaginarlo, ma Valeria sembrava assolutamente non preoccuparsi.
Due suoi amici, Antonio e Davide, ci aspettavano vestiti a festa, come chi abita in luoghi di mare si veste in agosto per far colpo sulle donne. Erano evidentemente dei viveur, molto a loro agio nell’offrirci da bere in un locale dietro l’altro. Valeria cinguettava e li seduceva entrambi, comprendendo la mia iniziale timidezza che conosceva bene. Obiettivo finale della serata, un locale sulla spiaggia, che offriva una festa caribica e danze a piedi nudi nella sabbia. L’alcol nascosto nei bicchieri colorati alla frutta bevuto nell’arco della sera già mi stordiva vagamente, mentre a tratti ci perdevamo nella folla, a tratti vedevo la mia bella amica abbracciata ad Antonio che ballava una specie di lambada. Lui la stringeva come se fosse lì lì per averla, sicuro di finire la sera con quella amica in visita dalla coscia lunga. Non la conosceva bene, evidentemente. Lei avrebbe deciso tutto, fino all’ultimo minuto.
Ora stava decidendo di cercarmi, e di togliermi da dosso Davide, che nel frattempo aveva realizzato che ero la donna della sua vita, e lo aveva capito nell’ultima mezzora, tra un cuba libre e un mohito. Cominciavo ad infastidirmi di quel luogo al quale non appartenevo, la sabbia sembrava essermi ovunque e un’altra goccia di cocktail mi avrebbe fatto perdere la ragione. Lo sguardo di Valeria mi diceva che era al limite anche lei. Annuendo tra la folla, la nostra serata con la folla era terminata.
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